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CITTÀ EUROPEA DELLO SPORT - L'assessore Carlo Marzi traccia il bilancio e conferma gli investimenti sulle strutture; tramonta la pista del Tesolin

«Aosta ha avuto visiibilità», ma gli impianti sentono il peso degli anni
«Aosta città dello sport è innanzitutto un titolo di ordine morale, che potremo vantare per gli anni che verranno». Mentre lo striscione di "Aosta città europea dello sport 2017" campeggia ancora sul Municipio del capoluogo, l'assessore alle Finanze e Sport Carlo Marzi si esprime in un bilancio più che positivo sul riconoscimento dato ad Aosta dalla società privata Aces. Le polemiche sull'effettivo riscontro di questo titolo non erano mancate, ma Marzi ribadisce «quanto Aces abbia permesso di far girare il nome di Aosta prima di tutto a livello regionale e poi nazionale. Si è parlato di più di sport e sono state fatte nuove iniziative». Delle 32 manifestazioni presentate nella conferenza stampa di giugno, solo cinque eventi potevano però dirsi inediti: fra questi sono stati cancellati l'Asta in piazza e l'Obstacle Course Race. «Altri sono stati organizzati proprio perché grazie al riconoscimento Aces alcune società e associazioni si sono interessate ad Aosta: l'Edileco ha organizzato una corsa cittadina, l'associazione Viola ha voluto festeggiare i suoi 20 anni ed è stata organizzato il Tor des Chateaux. Inoltre l'ordine degli psicologi ci ha contattato per siglare un protocollo proprio perché eravamo città europea dello sport». Per Marzi si tratta dunque di un vero successo che, «se non si dimentica in un cassetto, potrà continuare a creare una rete che promuoverà Aosta in tutta Europa».
La promozione sportiva della città però deve fare i conti con degli impianti che di anno in anno mostrano sempre più problemi a livello di manutenzione e certificazioni.
Gli impianti sportivi: il 2018 sarà per il Pala Miozzi l'anno per un intervento risolutivo, dopo due decenni in cui i problemi non sono mancati. Attualmente si stanno facendo interventi di impermeabilizzazione per arginare gli ultimi danni alla copertura legati al maltempo, ma si prevede per lo sfortunato impianto sportivo un investimento da parte del Comune per un progetto risolutivo. «Solo dopo, quando avremo la certezza dell'ammontare esatto dei costi, verranno messe a bilancio delle risorse a partire dall'avanzo. I costi si aggireranno presumibilmente sui 150 mila euro», spiega Marzi.
Anche per il PalaIndoor, palazzetto di interesse regionale che ancora non possiede il Certificato di prevenzione incendi, è già stato previsto un investimento in termini progettuali per 65 mila euro alla fine dello scorso anno, e Marzi «confida nella collaborazione con la Regione per il finanziamento di lavori necessari all'ottenimento del Cpi».
E sempre lo stesso aspetto accomuna il Montfleury, la cui gestione è da mesi al centro di forti polemiche all'interno del Comune. «Su questo fronte non c'è alcuna novità, il Cpi non è ancora stato ottenuto, se il gestore non se ne occuperà entro giugno pagherà la penale che gli spetta da contratto».
Nessuna speranza invece per la nuova pista di atletica di regione Tzambarlet: la scorsa estate era diventata impianto sportivo di interesse regionale, «era prevista nel loro bilancio ma oggi quei soldi non possono più essere spesi per vincoli legati al bilancio armonizzato» continua Marzi. La mancata realizzazione della pista porta, però, buone nuove per il circolo tennis di piazza Mazzini. I fondi che il Comune aveva destinato alla progettazione della pista di atletica saranno reindirizzati alla risoluzione del problema che riguarda il telone di copertura. I fondi spesi e quelli che verranno investiti arrivano dal "piano di alienazioni", in particolar modo dalla vendita del rudere di proprietà comunale di via Malherbes.
Sara Sergi

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