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Il presidente Pierluigi Marquis a due mesi dal cambio di maggioranza

«Nati per dare risposte immediate - Ora consolidare il progetto politico»
Casinò, ferrovia, CVA sono solo alcuni dei «dossier delicati»

«Proposta politica di emergenza». «Sarà bandita l'arroganza». «Comincia la primavera della Valle». «Non è un governo di poltrone». «Sì condizionato». Sono alcune delle dichiarazioni di chi il 10 marzo scorso votò la fiducia al nuovo governo Marquis, nato da quello che l'ex maggioranza ha definito «un golpe», che portò alla destituzione di Augusto Rollandin, dopo che l'allora giunta si dimise quasi in toto (rimase in carica Laurent Vierin).

 

Presidente Marquis, il <<no>> alla sospensiva del Tar vi fa tirare un sospiro di sollievo e vi concede una tregua.
«Attendevamo la sentenza che fa anche alcune considerazioni sul merito, che ci fanno ben sperare. Possiamo ora guardare con maggiore serenità al futuro e continuare il nostro cammino, con l'intento di lavorare per risolvere i diversi problemi della Valle d'Aosta».

Sono trascorsi due mesi dal cambio di maggioranza, che bilancio fa?
«Abbiamo ereditato una situazione difficile, con dossier delicati che ci impegnano molto. Abbiamo preso atto che il sistema Valle d'Aosta presenta ancora diverse criticità dal punta di vi-
sta economico-sociale, che richiedono interventi che favoriscano la ripresa dell'occupazione».

Avete posta l'accento sul metodo. Su alcune questioni, però, non sembra che ci sia tutta la condivisione che sbandierate.
<<Lavoriamo in emergenza, il tempo è d'avvero poco. Siamo comunque molto determinati, perchè crediamo veramente di poter dare una svolta a questa regione. I temi sono tanti e tutti importanti. Stiamo operando per affrontare le emergenze, ma allo stesso tempo guardiamo al futuro».

Per esempio?
«Il tema della manovrabilità fiscale riteniamo sia molto importante, perchè sviluppa politiche mirate ad attrarre investitori esterni».

Come?
«Per esempio azzerando l'Irap. Se non facciamo qualcosa, rischiamo il processo inverso, ovvero imprese orientate ad andare all'estero perchè vi trovano condizioni piu favorevoli».

Visto che parla di incentivi per le famiglie avete sollecitato e ottenuto da CVA lo sconto in bolletta del 16%, le imprese però le avete dimenticate.
«Il medesimo appello lo facciamo anche per le imprese».

Significa che lo sconto arriverà?
«Auspichiamo vengano predisposte azioni di promozione. Non possiamo imporre nulla».

Non può negare che su alcuni temi l'accordo tra le forze di maggioranza potrebbe scricchiolare. Ferrovia, quotazione in borsa di CVA e scuola di Tsamberlet sono solo tre esempi.
«E' chiaro che ci dobbiamo confrontare. Su CVA, la scelta della quotazione o meno in borsa non deve essere fatta sulla base di pregiudizi ideologici. Serve una analisi approfondita. Borsa o non borsa. serve ridefinire la governance della società. Per quanto riguarda la ferrovia, si va avanti con quanto indicato nella legge regionale. Con l'accordo quadro siglato con il ministro Del Rio, devono essere definite le priorità e le progettualità delle due tratte.»

Per quanto riguarda la ferrovia, si va avanti con quanto indicato nella legge regionale. Con l'accordo quadro siglato con il ministro Del Rio, devono essere definite le priorità e le progettualità delle due tratte.
Per quanta riguarda invece, la scuola di Tsamberlet pende un ricorso sul quale si deve esprimere il Tar. Attendiamo le risultanze per poter fare il punto definitivo della situazione».

Sul Casinò era necessaria una task force per arrivare a un piano di salvataggio che ricalca quanto evidenziato da Luca Frigerio nel 2014?
«In una situazione destrutturata e con poco tempo a disposizione c'era bisogno di avere un approccio multisettoriale per predisporre un piano sostenibile e credibile nei confronti del sistema creditizio. Il dossier casinò è delicato. C'è la necessita di procedere con una riorganizzazione completa. Non intendiamo versare risorse in un pozzo. Che ciascuno faccia la sua parte».

Non sono proprio dossier delicati, ma Forte di Bard e Finaosta sono quantomeno dei grattacapi.
«Per Finaosta c'e poco da dire: attendiamo l'esito delle indagini. Per il Forte di Bard, superata la fase di restauro e di lancio in cui era necessaria una grande presenza istituzionale, oggi bisogna passare alla fase successiva: mettere in rete il polo con gli altri fattori attrattivi della Valle, per soddisfare non solo ii visitatori di giornata. Offrendo pacchetti con una proposta completa, ne gioverebbe l'intero territorio».

Chi sostituirà e quando il consigliere delegato dimissionario Gabriele Accornero, il quale - non si può negare - al Forte di Bard ha svolto un buon lavoro di lancio?
«Nel prossimo cda della Fondazione faremo le dovute valutazioni del caso».

E l'Università? Tra non molto la nuova sede sarà pronta, ma al momento nessuno sa quali corsi di studio offrirà. Rischia di essere una scatola vuota.
«L'Università valdostana necessità di un processo di valorizzazione e riposizionamento. Ci dovranno essere corsi legati al brand montagna, all'internazionalizzazione e favorire la contaminazione e innovazione locali. Non dovrà essere solo un riferimento per i valdostani, ma attrarre studenti dall'estero. Importante sarà anche valorizzare il rapporto con il Politecnico di Torino. Dobbiamo ragionare a livello di sistema e con una visione, e per questo necessitiamo di persone qualificate».

Presidente, concludiamo parlando di politica. Questa legislatura e stata un fallimento. Perché non siete andati al voto? I valdostani vi vedono attaccati alla poltrona.
«Non siamo andati a elezioni perchè ci sono problemi urgenti da risolvere».

Forse ci credete solo voi.
«Mi creda: è così».

Mi dispiace, non la bevo. Voglio pensare piuttosto che non ci siete andati, perchè c'e una legge elettorale da fare. La bozza, però, poteva essere più coraggiosa.
«Nella bozza ci sono due punti essenziali: il premio di maggioranza per dare governabilità e la segretezza del voto. Poi si sono aggiunte un paio di cose».

Però manca il limite dei mandati, la riduzione del numero dei consiglieri - tra l'altro proposta a suo tempo anche da Stella Alpina - e, perchè no, l'elezione diretta del presidente.
«Una Legge elettorale deve trovare il consenso più, ampio possibile delle forze politiche».

Si, ma in barba ai cittadini. Comunque, crede davvero che questa bozza si tradurrà in legge?
«Ovviamente, mi auguro che l'accordo si possa trovare».

Le elezioni non sono lontane, insieme anche nel 2018?
«Questa maggioranza nasce per dare risposte immediate alla Valle d'Aosta, adesso bisogna consolidare il progetto politico».

Se Uv e Uvp si dovessero riavvicinare attraverso un passo verso altri lidi di Rollandin e Vierin, non crede che Stella Alpina e Alpe sarebbero spediti all'apposizione?
«Il progetto politico di cui parlo e inclusive, nessuna preclusione a parlare con chicchessia, attuale opposizione compresa. Unire le forze sarebbe nell'interesse dei valdostani».

E la sua posizione? Ha chiesto garanzie per il futuro?
«Non ci penso. Ribadisco che lavoriamo in emergenza e che i problemi da risolvere sono tanti. Quello del presidente - ma guardi, checché ne possa pensare la gente, anche quello dell'assessore e per certi versi del consigliere - è un ruolo che toglie il sonno e sacrifica la famiglia. Credo che non si possa e non si debba andare oltre le due legislature. Ma non lo dica a mia moglie: lei non ne accetterebbe più di una».

di Luca MERCANTI

 

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