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Pierluigi Marquis è intervenuto nel dibattito a Bruxelles nell’ambito dei lavori della commissione Coter sul Tema “mettere la potenzialità del settore ferroviario al servizio delle priorità politiche dell’UE”

Ho sottolineato che è’ di fondamentale importanza mettere a disposizione delle Istituzioni dell’UE l’esperienza delle collettività locali e regionali che sono deputate a pianificare e sviluppare i servizi di trasporto pubblico. Ed è ancor più importante in questa fase in cui si insedierà la nuova Commissione europea che avrà il delicato compito di fare il punto sulle politiche dei trasporti per il post 2020 e in vista della revisione del libro bianco sui trasporti, del regolamento Reti transeuropee, del regolamento dei corridoi ferroviari per il trasporto merci o ancora delle linee guida per gli aiuti di Stato alle imprese operanti nel settore ferroviario.

 

E’ cresciuta la consapevolezza comune sulla multidimensionalità dei benefici ambientali e socio-economici che genererebbe un maggiore trasferimento della mobilità di persone e merci su ferrovia.

Le politiche pianificatorie richiedono sempre più un approccio sovralocale, sovraregionale che per le regioni transfrontaliere diventa addirittura di livello sovranazionale. Si aggiungono ulteriori difficoltà quando le regioni transfrontaliere sono poi regioni di montagna. Difficoltà che riflettono questioni non solo di carattere infrastrutturale ma anche di carattere informativo e legate al favorire la diffusione dell’intermodalità.

Un approccio moderno e sostenibile deve essere attento alla coesione territoriale tra Stati membri, ma anche tra singole regioni e deve essere orientato anche a difendere la competitività guadagnata, grazie agli investimenti dei decenni scorsi in infrastrutture dedicate al traffico su gomma, attraverso una politica di conversione modale su ferro in assenza della quale intere aree territoriali scivolerebbero verso la marginalizzazione.

Le politiche pubbliche nell’ambito della revisione delle direttrici e dei grandi corridoi dovrebbero garantire la multimodalità delle infrastrutture che costituiscono collegamento internazionale. Diversamente diventa velleitario porsi l’obiettivo della riduzione di emissioni di Co2 in atmosfera, o perlomeno ipotizzarlo senza confidare in ritrovati tecnologici endogeni al sistema del trasporto su gomma.

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